Posizione: Cabras (OR), Sardegna, Italia
Cliente: Comune di Cabras
Anno: 2019-2025
Stato: Completato
Tipologia: Facciata architettonico – artistica
Progetto: arch. Walter Dejana, arch. Renata Fiamma, arch. Simone Lumbau
Caratteristiche artistiche: Pannelli modulari in bassorilievo; superfici con texture sabbiose e giochi di luce/ombra; motivi ispirati ai Giganti di Mont’e Prama (scudi, archi, figure) reinterpretati a più scale; presenza di simboli geometrici e linee curve evocative del mare e del paesaggio.
Dimensioni: 760mq
Materiali: cemento colato su stampi di sabbia modellata a mano
SAND CAST
Il progetto per il rinnovato Museo di Cabras, dal titolo Tra il silenzio e la luce, ha come visione ultima la creazione di un luogo in cui archeologia, paesaggio, architettura e arte si incontrano per dare vita a un’istituzione culturale di respiro internazionale. Il museo archeologico, attualmente in fase di completamento, è così pensato come un grande parco sulle rive dello stagno nel quale emergono le strutture museali, originarie e in ampliamento, concepite come elementi scultorei nello spazio pubblico.
L’ignoto che avvolge le sculture e il desiderio di conoscenza che ne deriva si traspongono nel rapporto buio-luce, metafora fondante del progetto, che trova la sua massima espressione nella Sala dei Giganti. L’interno della sala è uno spazio di forte intensità evocativa: le statue vengono accolte nel buio per poi apparire, improvvisamente, nella luce. L’esterno, invece, è concepito come un’opera d’arte pubblica, un omaggio al popolo di Mont’e Prama.
L’immagine della necropoli cinge i quattro lati della sala, restituendo a scala monumentale l’evocazione delle tombe coperte dai blocchi quadrati di arenaria. Una sottile linea curva abbraccia l’edificio: simbolo del mare, inteso non come limite ma come punto di contatto, un “tra” che unisce la Sardegna con i popoli del Mediterraneo. Su questa linea, i riquadri si susseguono in un ritmo apparentemente casuale e raccontano tremila anni di storia.
Ogni riquadro è un’opera nell’opera, in cui le luci e le ombre del bassorilievo evocano un lento cammino verso di noi. I dettagli caratterizzanti le statue – scudi, archi, pettorine – vengono rielaborati e proposti a più scale: alla scala umana si accostano ai corpi scultorei rendendo riconoscibili guerrieri, pugilatori e arcieri; alla scala monumentale diventano simboli universali, che osservati da vicino svelano dettagli inaspettati. Accanto a essi, paesaggi in cui la geometria e la linea curva si intrecciano evocano il viaggio, l’ignoto e la conoscenza.
Il materiale stesso della facciata richiama la pietra scolpita delle statue antiche. La tecnica adottata è quella del sand-casting, ideata dall’artista sardo Costantino Nivola. Nata quasi per gioco sulle spiagge di Long Island, questa tecnica consiste nello scolpire un disegno in negativo nella sabbia umida e colarvi sopra gesso o cemento: una volta indurito, il rilievo in positivo conserva la texture vibrante della sabbia, creando superfici uniche. Negli anni Cinquanta e Sessanta Nivola ne fece un linguaggio distintivo, realizzando grandi murali e pannelli per architetture pubbliche e private negli Stati Uniti e in Europa.
Con la Sala dei Giganti, questa tradizione viene ripresa e portata oltre: per la prima volta, il sand-casting supera la sua funzione originaria di semplice paramento murario e assume una valenza strutturale. La facciata diventa così il più grande sand-cast mai realizzato, un ponte tra memoria e innovazione, tra l’eredità di Nivola e il presente, tra l’arte e l’architettura.
