Posizione: Cabras (OR), Sardegna, Italia
Cliente: Comune di Cabras
Anno: 2017-2023
Stato: Completato
Tipologia: Museo – sala espositiva
Progetto: arch. Walter Dejana, arch. Renata Fiamma
Direzione lavori: arch. Walter Dejana
Gruppo di progettazione: arch. Walter Dejana, arch. Renata Fiamma, ing. Fabio Cambula (sicurezza), dott. Mario Alberto Antonini (geologia).
Consulenze: ing. Alessandro Angius (facciata vetrata), Giuliano Giuliani (illuminotecnica), per.ind. Sandrino Perra (impianti), ing. Mirko Sanna (strutture).
Impresa realizzatrice: Meloni s.n.c.
Facciate architettoniche: arch. Walter Dejana (progetto), arch. Renata Fiamma (progetto), Gatti Precorvi (realizzazione).
SALA DEL PAESAGGIO
Situata nel futuro parco sulle rive dello stagno di Cabras, la Sala del Paesaggio rappresenta il primo intervento del nuovo complesso museale. L’obiettivo è ampliare le tipologie spaziali in cui archeologia e arte possano dialogare con il paesaggio, creando un luogo flessibile e aperto a nuove connessioni.
La nuova ala, indipendente dagli altri spazi del museo, si innesta lungo il percorso pubblico lineare che collega la città allo stagno. Come gli altri volumi del sistema museale, anche questo padiglione si presenta come un corpo puro ed essenziale, orientato verso il paesaggio. Due elementi lo accomunano alla Sala dei Giganti: il basamento su cui poggia il volume e l’involucro continuo, concepito come un dispositivo artistico capace di caratterizzare con forza la sua identità.
Il nuovo padiglione rispetta l’essenza del museo esistente ma lo reinterpreta con un linguaggio contemporaneo. L’ingresso è concepito come un’eccezione nell’ortogonalità dello spazio: la facciata piega verso l’interno, dilatando il percorso pubblico e trasformandolo in una soglia architettonica che introduce all’esperienza della sala.
Lo spazio interno si sviluppa come un grande ambiente unitario, privo di partizioni e pensato per essere altamente flessibile. Nella visione del museo come luogo vivo e in costante trasformazione, la Sala del Paesaggio è destinata alle esposizioni temporanee, in grado di intrecciare i contenuti archeologici permanenti con le espressioni dell’arte contemporanea, ma anche di aprire nuove relazioni tra il patrimonio del Sinis e le collezioni di altre istituzioni museali. L’orientamento verso lo stagno di Cabras e il sito di Mont’e Prama rende il paesaggio parte costitutiva della nuova architettura.
La facciata è concepita come un filtro dinamico: una pelle di pannelli metallici microforati che funziona come un vero e proprio diaframma tecnologico. Questo involucro, perfettamente integrato nel disegno architettonico, non solo controlla l’ingresso della luce e mitiga l’irraggiamento solare, ma conferisce all’edificio un’immagine iconica e riconoscibile. Allo stesso tempo richiama, attraverso il disegno geometrico, la tradizione decorativa nuragica e la tessitura sarda, rielaborandole in chiave minimale e contemporanea.
La luce diventa il materiale progettuale per eccellenza. All’interno, filtrata dalla trama dei pannelli, essa costruisce un’atmosfera mutevole e immersiva. Le ombre geometriche si muovono sulle superfici proiettando figure cangianti, trasformando lo spazio in una scenografia viva e in continua metamorfosi. Non si tratta semplicemente di illuminare, ma di instaurare un rapporto esperienziale tra visitatore e architettura, dove la percezione dello spazio cambia costantemente con il variare del giorno e delle stagioni.
Lo spazio interno, volutamente minimale, con pavimenti chiari e superfici neutre, enfatizza la centralità dei contenuti espositivi e lascia che siano la luce e le sue ombre a diventare parte integrante della narrazione. Questo approccio consente di evitare distrazioni visive e allo stesso tempo di potenziare il dialogo fra reperti, architettura e paesaggio.
Il sistema di schermatura non risponde solo a esigenze estetiche, ma integra principi di sostenibilità passiva. Riducendo l’irraggiamento e regolando la luminosità naturale, esso contribuisce a limitare l’uso della climatizzazione e dell’illuminazione artificiale, garantendo comfort ambientale e ottimizzazione dei consumi energetici. L’architettura si configura così come un esempio di bioclimatica contemporanea, in cui efficienza e qualità percettiva coincidono.
Il disegno dell’involucro, sviluppato come un progetto nel progetto, nasce da una lunga ricerca sui motivi della tessitura sarda. Sei moduli geometrici, ripetibili all’infinito, creano una composizione apparentemente casuale in cui la monotonia della ripetizione è spezzata da un raffinato gioco di pieni e vuoti. A ciascun triangolo è stato attribuito un diverso grado di foratura, così da ottenere una variazione cromatica e luminosa che dall’interno vela e svela il paesaggio e dall’esterno restituisce l’immagine di un grande pizzo metallico.
Con il variare della luce del giorno la sala si trasforma. Di giorno le trame geometriche si riflettono sulle superfici interne creando un tessuto di luci e ombre; al tramonto, quando la sala si illumina dall’interno, il disegno viene proiettato verso il paesaggio restituendo le proprie figure alla città e allo stagno. La finitura metallica cangiante dei pannelli accentua questo processo, variando dai riflessi delicati che evocano le tonalità dello stagno fino ai bagliori dorati del sole al tramonto.
La Sala del Paesaggio è dunque un’architettura che unisce identità e contemporaneità: dialoga con la memoria antica attraverso i suoi riferimenti simbolici e decorativi, ma allo stesso tempo si afferma come opera moderna, costruita con materiali industriali e un linguaggio essenziale. Non copia il passato, lo reinterpreta, e diventa essa stessa parte del racconto culturale che il museo intende trasmettere.
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