Posizione: Cabras (OR), Sardegna, Italia

Cliente: Comune di Cabras

Anno: 2019-2025

Stato: In collaudo

Tipologia: Museo – sala espositiva

Progetto: arch. Walter Dejana, arch. Renata Fiamma, arch. Simone Lumbau

Gruppo di progettazione: arch. Walter Dejana, arch. Renata Fiamma, ing. Fabio Cambula (sicurezza), dott. Mario Alberto Antonini (geologia).

Consulenze: ing. Ambrogio Angotzi (strutture), Giuliano Giuliani (illuminotecnica), per.ind. Sandrino Perra (impianti), per.ind. Gavino Sanna (impianti), ing. Mirko Sanna (strutture), ing. Alessandro Angius (strutture)

SALA DEI GIGANTI

Il progetto Tra il Silenzio e la Luce, nato da un concorso internazionale vinto nel 2011, si propone come un nuovo complesso museale capace di intrecciare archeologia, paesaggio, architettura e arte. La visione è quella di un luogo in cui i nuovi volumi, immersi nel parco, si configurano come presenze autonome e significative, contribuendo a creare un nuovo pezzo di città. Il sistema si sviluppa attraverso un percorso lineare che connette costruito e paesaggio, protendendosi verso la Penisola del Sinis e Mont’e Prama, cardo simbolico e fisico lungo il quale si dispongono le diverse funzioni: spazi espositivi, uffici e sale per mostre temporanee.

Le nuove ali del museo – la Sala dei Giganti e la Sala del Paesaggio – si distinguono per un involucro esterno di grande forza espressiva, in equilibrio tra tradizione e innovazione. In particolare, la Sala dei Giganti trova la sua massima espressione nella relazione tra spazio architettonico e memoria delle statue di Mont’e Prama.

L’interno si presenta come un grande spazio ipogeo, avvolto dall’oscurità, dove la luce artificiale non è mera funzione illuminotecnica, ma principio ordinatore. I fasci luminosi cadono sulle statue scolpite, evocando quella “soglia tra luce e silenzio” di cui parlava Louis Kahn: il punto in cui l’ispirazione prende forma, dove il desiderio di esprimere incontra il possibile. Le ombre scolpiscono lo spazio, restituendo una dimensione sacrale, quasi liturgica, all’incontro con i guerrieri di pietra.

Il percorso del visitatore diventa così un attraversamento iniziatico: dall’oscurità indistinta, che rappresenta l’ignoto e l’enigma ancora vivo attorno ai Giganti, si apre progressivamente la luce come rivelazione, come conoscenza. In questa dinamica il pubblico non rimane semplice spettatore, ma partecipa a un rito di scoperta: l’architettura lo accompagna, lo sospinge oltre una soglia percettiva e simbolica, fino a trasformare la contemplazione in esperienza di consapevolezza. È proprio in quell’intervallo tra buio e luce, tra mistero e coscienza, che si manifesta la vera forza dell’opera architettonica.

All’esterno, il volume monolitico sospeso sul terreno si offre come un parallelepipedo di luce riflessa, scandito da bassorilievi realizzati a mano attraverso la tecnica del Sand-Casting. Con questo procedimento, inventato dall’artista sardo Costantino Nivola durante la sua permanenza negli Stati Uniti, gli architetti Dejana e Fiamma hanno conferito alle facciate un carattere unico, in cui la materia diventa segno plastico e memoria. Qui la tradizione scultorea dei Giganti trova un’eco contemporanea: se le statue nuragiche incarnano la monumentalità arcaica della Sardegna, i rilievi in Sand-Casting proiettano quella stessa forza identitaria nel linguaggio della modernità, stabilendo un ponte ideale tra l’antico e il nuovo.

Il contrasto tra la massa luminosa del contenitore e l’intensità oscura dell’interno ribadisce infine la dialettica tra silence and light cara a Kahn: il museo non è semplice contenitore di opere, ma santuario delle presenze, soglia tra memoria e attualità, tra ombra e rivelazione.